Il dono dell'orientamento.
E' strano quel senso di smarrimento che sento quando ad un tratto non riconosco luoghi familiari che magari frequento abitualmente, come se in quell'istante fossi estranea a quel posto, forse condizionata da qualcos'altro, uno stato d'animo più ansioso o una diversa luce oppure un pensiero intenso che mi porta via.
Una volta mi ricordo che dovevo andare in un circolo arabo a Torino, nel quartiere di Porta Palazzo, per la mia lezione di danza e li c'ero stata varie volte, ma quella volta avevo fatto un'altra strada e non mi ritrovavo più, giravo giravo sapevo di essere nel quartiere e non trovavo la via del circolo e c'erano in giro delle facce poco raccomandabili che continuavano a guardare la macchina ogni volta che ripassavo dallo stesso punto, una, due, tre, quattro volte, un gioco di sensi unici e strade chiuse che alla fine mi sembrava di essere in un labirinto e iniziavo ad irritarmi a vedere quelle facce scure che mi guardavano e mi incazzavo con me che non riuscivo a trovare la strada giusta ed alla fine, spaventata, ho rinunciato alla lezione pur di uscire da quel quartiere. Per me una grande sconfitta e me ne sono vergognata con me stessa.
Altre volte perdo l'orientamento in luoghi nuovi o che conosco poco, quando non mi concentro abbastanza per prendere dei punti di riferimento, magari distratta dai pensieri, dalla fretta o da una telefonata. L'altra sera mi è successo in una zona industriale di capannoni piena di grandi edifici cubici; avevo lasciato l'auto in un parcheggio sotterraneo e ho seguito una coppia che di sicuro andava al teatro. Ero in ritardo e parlavo al telefono.
Alla fine del concerto, uscita sul piazzale, non sapevo più se prendere a destra o a sinistra per tornare al parcheggio...la gente si muoveva sparsa in tutte le direzioni e mi ero decisa di andare a sinistra, non troppo convinta, ma dopo un centinaio di metri non vedevo cartelli che indicassero parcheggi ed ho chiesto ad un signore distinto..."no il parcheggio è dall'altra parte", allora, facendo retrofront, ho seguito il fiume di gente che andava nell'altra direzione, e pensavo di non poter più sbagliare, che andavano tutti di là. Scese le rampe delle scale, a me estranee, mi sono ritrovata al livello -1, si l'avevo messa al -1. Anche il parcheggio non mi era familiare, mi sembrava diverso, molte macchine erano già uscite e altre erano in coda sugli scivoli, non trovavo l'auto e già il livello -1 si era svuotato, ma forse l'avevo messa al -2, possibile? nemmeno al -2 c'era la mia auto.
Ho chiesto allora ad un ragazzo dov'era la rampa di ingresso che io mi ricordavo di avere parcheggiato vicino, ma non c'era alcun ingresso lì allora ho chiesto ad un altro uomo se quello fosse l'unico parcheggio in zona, questo guarda l'amico come a dire "ecco un'altra svampita" mentre dice che non lo sa. Ho girato ancora tra le ampie aree del parcheggio deserto sotto le luci al neon tra pilastri di cemento e strisce gialle e cancellate di ferro e avevo quasi paura di rimanere chiusa dentro.
Ho seguito le frecce dell'uscita per le auto e ho detto alla guardia che non trovavo la macchina e che forse potevo pure aver sbagliato parcheggio e infatti mi ha informato che c'era un altro parcheggio sulla strada, un pezzo piu avanti, girando intorno al grande edificio marrone.
Sono salita sulla strada, ormai non c'era più quasi nessuno per la strada, solo qualche ombra solitaria, e ho camminato veloce stando attenta a non scivolare sul marciapiede ancora sporco di neve. A un incrocio mi sono fermata pensando se proguire diritto dove la strada era più buia o svoltare a sinistra, una lunga strada illuminata da altissimi lampioni. Ho scelto la strada buia, che si mi ricordavo che era buio all'andata e finalmente in fondo ho ritrovato il mio parcheggio, e salutando il parcheggiatore ho visto la mia auto, proprio lì dove l'avevo lasciata.
Monsieur mon Amour.
Stamattina c’era già la luce chiara del sole a scaldare timidamente i contorni delle cose; sono uscita di casa e mi sono messa in viaggio pigramente verso il lavoro; una cosa positiva dei viaggi in macchina è ascoltare la musica e intanto guardare passare la città, la campagna, la montagna, il mare; a volte guido più piano per ascoltare e guardare di più, ancora di più.
Stamattina per due ore non ho fatto che ascoltare canzoni romantiche…”baby i love you, you know i need you, i gotta have you, can't be without you, ..”, mi sentivo strana, mi sentivo innamorata, non so di chi, non so di cosa, ma è come se il mio pensiero fosse rivolto a un grande amore e mi sentivo tranquilla come quando hai qualcuno di bello a cui pensare; quest’amore sembravano tutti i miei amori passati insieme, la parte migliore di ognuno, e sembrava il mio unico amore del prossimo futuro.
In realtà stamattina ho aperto gli occhi sotto le coperte e mi sentivo come scesa da una soffice nuvola, a volte i miei sogni sono proprio bizzarri; io vivo spesso la mia giornata influenzata dalle sensazioni del sogno, nella mia realtà tutto si mischia. Questo sogno era bellissimo e certo non posso raccontare, era la realizzazione inaspettata di un desiderio, una magia che sembrava realtà, tanto mi capita spesso che ciò che credo realtà poi si dissolva, come in una magia, in polvere.
Questo senso di innamoramento mi ha pervaso per tutto il giorno, guardavo il mio collega con occhi dolci, messaggiavo ammiccante col mio amico, ho fatto anche ridere le mie amiche con ‘sta storia, che ormai pensano che non sono una persona troppo a posto.
Bello sentirsi innamorati, tutti i problemi sembrano inezie. Alla fine sentirsi innamorati è una reazione agli stimoli della persona che ci piace, però è già tutto dentro di noi quell'amore, abbiamo solo bisogno di un pretesto, di una vittima su cui riversarlo; forse prima o poi inventeranno anche l’innamoramento artificiale, che fa essere positivi; magari una proteina o un enzima capace di produrre le stesse sensazioni delle coccole o del sorriso dell’innamorato o dei baci dolci e appassionati; credo che la scienza dovrebbe investire su queste cose visto come vanno le relazioni tra uomini e donne, almeno non ci sarebbe tanta gente incazzata in giro.
Rabab
Risveglio
A volte lo ritrovo nel sogno, come stantotte, e la sensazione che mi lascia è sempre brutta,
con la sua voglia di andare altrove, la sua voglia di non rimanere attaccato, ma di andare.
Era lì sul terrazzo, davanti a un tavolino e una bibita, seduto in modo scomposto e un po' irriverente, su una sedia dei bar degli anni ‘70, quelle con la struttura in ferro e la seduta e lo schienale di tante righe di gomma verde, il sedere scivolato in avanti, le gambe allungate e divaricate coi talloni appoggiati a terra e le punte dei piedi in su, il collo un po’ incassato tra le spalle, le braccia appoggiate ai braccioli della sedia e un avambraccio a portare con la mano la sigaretta alla bocca, l’altra mano ogni tanto tra i capelli neri, tra il colletto della camicia o a toccarsi il mento, che capisci che sta dicendo qualche cazzata, una bugia.
Il lo ascolto, origlio di nascosto, mentre parla a dei ragazzi che non vedo, nascosti a me da un muretto di cemento e una siepe, sento che racconta di come ha approcciato nell’ultimo locale una nuova ragazza, bella, che l’unico modo era stato trovare il posto a sedere accanto a lei e attaccare bottone, è sempre stata la sua tecnica di caccia: la preda è la più vicina; e io penso, nel sogno, egoisticamente, sentendo le sue parole e il tono un po’ sbruffone che ancora si trova lì, a quel punto, che non sarà mai contento. Invece lui a guardarlo sembra contento, col suo sguardo proiettato in avanti, gli occhi vivaci che guardano dappertutto e io invece a guardare ancora lui, e non mi muovo di lì, se non in apparenza, nonostante gli sforzi.
L’ultima volta che l’ho visto, mi ha portato un regalino per la festa, avevo inserito nel lettore un cd di una musica che solo ultimamente ascolto, mai ascoltato prima quel genere, mi rilassa, e tra i cd sparsi lì sul mobile vede un artista e mi dice: ‘Come mai ascolti questa musica?chi te l’ha fatta ascoltare?’ poi scende in macchina e torna con un cd dello stesso autore, nemmeno io sapevo che lui ascoltasse questa musica. Me lo ha lasciato, non so perché. Allora forse un motivo c’era, forse ci sarebbe ancora, ma non è più possibile, e non è un sogno. Mi ha salutato e mi ha detto : ‘Non preoccuparti, sto mettendo la testa a posto”, non so cosa volesse dire.
Rabab.