Il mio ritmo.
Oggi è sabato e ha cominciato di nuovo a piovere. Per fortuna sto tornando a casa. Attraverso la città, il mercato rionale colorato pieno di extracomunitari dell’africa, le vie commerciali ancora vuote nell’ora tra il pranzo e il primo pomeriggio, c’è poca gente per strada.
Mi chiudo in casa, dò quattro mandate e tolgo la chiave dalla serratura.
Mi tuffo nel mio disordine domestico che ultimamente peggiora. Ma oggi ho voglia di stare in silenzio e riposarmi. Alzo un po’ la tapparella di una delle due porte finestre del soggiorno, in modo che entri un po’ di luce grigia, non troppa, e accendo la lampada che sta li per terra come se fosse il mio gattino a coccolarmi. Devo prepararmi qualcosa da mangiare, ho fame. Non ho molte cose nel frigorifero, non avevo voglia di fermarmi al super. Verso nella pentola un po d’acqua un po’ d’olio e ci infilo il contenuto di un sacchetto con scritto zuppa di legumi toscana, un po’ di rosmarino, un po di salvia, sale.. tra un’ora sarà pronto..resisto, tanto sono più o meno a dieta ultimamente.
Controllo le chiamate sul cellulare che avevo lasciato a casa, due chiamate, mio padre che come al solito al sabato mi cerca per il pranzo anche se gli ho detto mille volte che non ci sono mai al sabato.
Ho voglia di farmi un posticino sul divano tra le cose sparse e sdraiarmi sotto una coperta di lana.
Rifletto, penso ai miei ritmi e al mio disordine. A essere soli tutto questo potrebbe sembrare un lusso, puoi permetterti di fare o non fare all’ora che ti pare. Certo le mie abitudini non si integrano con le abitudini degli altri, che al sabato mattina puliscono la casa vanno a fare la spesa, preparano il pranzo, riordinano vanno a fare shopping…ecc.ecc… se la mia vicina di casa mi cerca al sabato pomeriggio, io spesso non ho nè fatto le pulizie nè la spesa,,, al massimo forse mi sto preparando il pranzo o sto dormendo. E allora vado per la mia strada sola, che a me piace assecondare i miei ritmi. Mi viene un altro pensiero circa i miei lunghi periodi di solitudine sentimentale, nel senso di non avere una relazione con un uomo, e sono convinta che la mia natura sia solitaria nel senso che non mi abituerò mai a pensare come si dovrebbe in una coppia, cosa che mi è stata spesso rimproverata. Quindi inutile aspettare che arrivi l’amore, per me sarebbe un grande problema e forse posso usare le mie energie per fare altro. In effetti dai 15 anni in poi ho vissuto in coppia meno della metà del tempo. Poi noto questa mia indole alla solitudine in molte cose, sin da piccola non mi è mai piaciuta l’attività di gruppo, oratori, giochi a squadre, e anche adesso il mio senso di appartenenza al gruppo è debole, io nel gruppo sto sempre in quella posizione un po’ più di lato. Il mio senso di appartenenza a qualcuno o qualcosa non è mai completo, l’unico senso di appartenenza che sento forte è quello verso me stessa e verso mia madre.
Un sereno sabato.
Rabab
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La mia dolcezza.
Mi piace essere una persona comune, forse un po' più lenta, forse un pò più dolce.
La mia indole naturale è pacifica, tollerante, anche se la tolleranza diminuisce progressivamente col trascorrere del tempo, specie con certi arroganti.
Fino a qualche anno fa, non ho mai pensato di essere una persona particolarmente dolce.
Né ci ho mai tenuto ad esserlo, non era tra le qualità a cui ambivo e che ritenevo appartenermi.
Poi hanno iniziato a dirmelo, prima un collega, poi un 'altra, poi ho realizzato che mia madre è la donna più dolce che conosco e poi mi sono resa conto che tutti i miei amici sono persone dolci, e che spesso vengo notata da persone dolci e allora ho accettato che io non posso che vivere tra persone di carattere dolce, e che anche un eventuale amore dovrà essere dolce, perchè altrimenti non sarà possibile.
La dolcezza e la lentezza sono approcci che mi piacciono, mi fanno sentire quieta e sicura.
Il bello di essere lenti è quando cammini tra la gente frettolosa e affannata e passi inosservato, mentre tu osservi tutti e nessuno si accorge di te; e in quell'andamento lento immagino l'istante in cui i miei occhi incrociano occhi conosciuti, dolci e luminosi di desiderio, mentre il tempo si ferma e tutto continua a roteare vorticosamente intorno, semmai ancora più velocemente; quell'istante magnifico d'immobilità nella gabbia di un abbraccio.
Rabab.