sabato, 04 agosto 2007

...

Connie tornò a casa lentamente, misurando la profondità dell'altra cosa viva dentro lei. Un altro io viveva in lei, dissolto, bruciante e dolce nel suo corpo e nelle viscere, e quel nuovo io ella lo adorava. Lo adorava fino a sentirsi sciogliere le ginocchia nel camminare. Nel suo corpo e nelle sue viscere era contenta e viva, ora, vulnerabile e senza difesa nella sua adorazione per lui, come la più ingenua delle donne. "E' un bambino " si diceva. "E' come se ci fosse un bambino in me." Ed era vero; era come se il suo ventre fosse sempre stato chiuso, e si fosse aperto e riempito di nuova vita, quasi un peso, eppure adorabile.

"Se avessi un bambino!" pensava."Se lo sentissi dentro di me informa di bambino!" E le sue membra si discioglievano a questo pensiero; comprendeva l'immensa differenza che c'era fra avere un bambino per sè sola e averlo da un uomo verso il quale era attratta fin nelle sue viscere. La prima cosa, in un certo senso, era comune, ma la seconda, l'idea di avere un bambino  da un uomo verso il quale era attratta dal ventre e dalle viscere, la rendeva differente da quella che era stata prima, come se sprofondasse giù, più giù, sino al fondo della femminilità, sino al sommo della creazione.

Non la passione era nuova per lei, ma quella adorazione così avida. L'aveva sempre temuta perchè sapeva che l'avrebbe lasciata senza difesa; e la temeva ancora, perchè se adorava troppo, avrebbe finito per annullare se stessa, e non voleva sentirsi annullare, diventare una schiava, come una selvaggia. Non doveva diventare una schiava. Temeva quella sua adorazione e tuttavia non voleva combatterla subito. Sapeva di poterla combattere. Aveva in petto un demone tenace  che avrebbe potuto combattere la crescente adorazione, piena e dolce, del suo ventre e schiacciarla. era ancora in tempo a vincerla, almeno cosi credeva; a dominare la sua passione per dirigerla secondo la sua volontà.

Oh essere appassionata come una baccante in fuga attraverso i boschi alla ricerca di Iacco, il fallo splendido che non aveva personalità  indipendente dietro di sè, ma era il dio servente della donna! E che l'uomo l'individuo, non osasse intromettersi. L'uomo non era che un servo del tempio, colui che portava e custodiva  il fallo spendido, il quale non apparteneva chea lei..

Cosi nel flusso del nuovo risveglio, l'antica passione bruciò per qualche tempo in lei.Sentiva nel corpo la forza della baccante, della donna ardente e rapida, ceh abbatteva il maschio; ma il cuore nel suo petto era greve. Non questo ella voleva:non il rapporto senza mistero, ignudo e sterile; il suo tesoro era l'adorazione; insondabile, dolce così profonda e nuova. No: avrebbe rinunciato al suo potere di femmina, folgorante e spietato; ne era stanca e intorpidita; si sarebbe immersa nel nuovo bagno vitale, nella profondità del suo ventre e delle viscere che cantavano il canto senza voce dell'adorazione. Era ancora troppo presto per cominciare a  temere l'uomo. 

 

postato da: RABAB alle ore 17:58 | link | commenti (1)
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