Chiuse gli occhi.
Si svegliò in una grande villa con vetrate affacciate su giardini con fontane e alberi vestiti di verdissime foglie per l'ombra d'estate e il canto del vento di primavera.
Doveva esibirsi con il suo gruppo di danza orientale; provarono le posizioni e qualche passo in una saletta piccola; chiese perchè non potevano esibirsi nel bel salone, ma le dissero che là si sarebbero tenuti alcuni convegni.
C'era tanta gente, donne eleganti, molti bambini in maschera che correvano allegri e spericolati
nei lunghi corridoi, e nelle stanze ben arredate con un gusto classico con richiami etnici e coloniali.
Annoiata di confusione, si rifugiò in una camera fresca e tranquilla; tolse le scarpe e le calze di seta,
si lavò il viso con acqua fresca, vide la sua aria stanca riflessa nello specchio della toilette e sistemò con le mani le onde vermiglie dei suoi capelli raccolti. Uscì sul terrazzo e camminò a piedi scalzi sul sentiero di ciotoli di fiume; guardò il cobalto denso del cielo, inspirò i profumi del bosco che circondava la villa, ascoltò gli uccelli inneggiare alla sera...poi tutto si tinse di arancio e fu l'ora di tornare; il vialetto le apparì ora intralciato di una fitta piantagione spinosa, cosi fitta che dovette crearsi un varco con pazienza
spostando con sforzo uno ad uno i grandi vasi di terracotta; un cactus cadde e si accasciò sulla terra umida e nera.
Rientrò e chiuse la porta alle sue spalle e il cuore le batteva in gola.
In camera trovò un uomo mai conosciuto, di primo acchitto non ebbe buona impressione; lui in silenzio si tolse la giacca e la porse su di una sedia, lei in silenzio pensò al nulla e accaldata si distese sul letto, sul suo fianco sinistro; lui la seguì, si distese e da dietro la cinse dolcemente con tutto il corpo; sentendone il calore, lei si abbandonò al suo abbraccio; volle accarezzarle i seni e lasciò incedere le mani sotto la camicetta; capì le mani di lui, si sollevò seduta sul letto, lo scrutò bene e riconobbe il volto dell'uomo più amato; lo scrutò ancora e incredula, ed era sempre lui; osservò la linea piena della sua bocca carnosa, la curva del naso grosso, le ampie fessure degli occhi neri, la mezzaluna delle occhiaie, quello sguardo sempre interrogativo e sempre senza risposte per lei; mai lo avrebbe avuto ne scordato; non volle continuare e lui comprese.
Lasciò l'uomo solo nella stanza e tornò nella festa, incontrò amici e parenti, una cara amica di scuola,
sempre bella e travolgente.
Un bambino calciò una palla e la palla roteò vorticosamente in aria, sfiorò una finta noce di cocco
poggiata su un vassoio raku grigio forgiato a foglia di cocco; la palla sfiorò il cocco che vibrò e quando tutti guardando sperarono che il cocco si salvasse, il cocco rotolò giù dal gradino, la foglia libera del peso del suo indivisibile cocco gli scivolò addosso e tutto si ruppe in cocci. Si sentì un ohoo generale di meraviglia e delusione.
Scese al piano inferiore a recuperare la scopa per pulire, poco convinta, intanto arrivò il padrone di casa,
e si lamentò delle feste e degli oggetti di valore rotti, lei le consigliò di evitare i bambini;
salì, ma trovò già tutto pulito, e si sentì inutile.
Fu l'ora di un meeting, le persone furono disposte a sedere a tavoli disposti a guisa di ferro di cavallo;
al fianco destro le sedeva il responsabile della logistica, appena lo vide si accorse del suo fascino,
del suo corpo e dei suoi occhi blu; lei aveva il compito di stare al computer e proiettare sullo schermo
alcune pagine web...ma la tastiera risultò strana con tasti colorati e molti meno tasti; non riusciì a scrivere gli indirizzi del sito e con leggero imbarazzo dovette farsi ripetere più volte l'indirizzo da una delle partecipanti, sbagliò a digitare, cancellò, richiese,sbagliò ancora...
il responsabie della logistica si avvicinò per osservare la tastiera e la giustificò. Lei più volte lo notò che la guardava di sottecchi ma lei impegnata a schiacciare tasti non volle pensarci; si sentì una cretina; poi nel momento di più grande imbarazzo, in un guizzo si ritrovò il volto di lui più vicino, lei si stupì dell'impertinenza e lui approfittò del disorientamento per baciarla; in quel lungo attimo lei sentì il suo profumo e il suo buon sapore; poi appena si rese conto di tutti quegli occhi granati sulla scena, si distaccò tirandosi indietro e disse ironicamente e ridendo 'non qui!' , pensando a sdrammatizzare, ma avrebbe voluto morire, timorosa anche che avevano tutti intuito la sua titubanza a staccarsi da quel bacio.
Lui la baciò un'altra volta e strusciò le guance come un gattino. Lei vide i suoi occhi blu socchiusi e
poi spalancati e allegri; non comprese il suo gesto, lo immaginò come un bambino incapace di resistere a una tentazione sicura che fosse un gioco.
Poi lui si congedò elegantemente e con le mani in tasca abbandonò il salone; lei digitò l'indirizzo giusto ma oramai non interessava a nessuno.
Il meeting fu sciolto.
Un sorriso
Rabab