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Sigillo di desiderio e passione
apre lo scrigno e la dolcezza travasa da un boccale all'altro
a dissetare la terra arida con piccole gocce umide.
Nella fusione dei profumi e dei sapori so riconoscerti con le mani....
scivolo nel buio della mente e un cardellino vola sbattendo le ali veloce.
AH
Di quando io ero piccola e lui giovane, di mio padre ho il ricordo del suo fisico nervoso e forte e delle sue braccia muscolose nelle camicie a maniche corte d’estate, e della sua pelle scura bruciata dal sole dei viaggi sul camion.
Le cose che mi piacciono di mio padre sono la sua sensibilità, la sua energia e reazione di fronte a qualsiasi problema, il suo senso pratico , i suoi sorrisi sempre un po’ trattenuti da un certo pudore, forse per non farsi vedere beffardo dalla vita. Lui ride davvero solo quando è con i suoi fratelli e la sua sorella dell’America e si raccontano storie di quando erano piccoli .
A cena mi ricordo che ci raccontava a me e i miei fratelli delle sue avventure sulla montagna e ogni volta che andavamo in vacanza in auto al suo paese per strada ci faceva vedere quella montagna e il ponte delle arance e tutti i luoghi delle sue storie… poi ci raccontava le storielle di Giufà, uno stupido che ne combinava sempre una e ci raccontava sempre le stesse storie ma noi ridevamo sempre.
Dai suoi viaggi col camion arrivava spesso con sorprese meravigliose e noi aspettavamo che tornasse perché sapevamo che ci portava sempre qualcosa, caramelle cioccolata; a mio fratello che allora aveva solo 6 anni aveva portato una volta una moto vera a benzina e io quando la provai ci andai a sbattere contro un muro in curva rimanendone traumatizzata; a me portava sempre bambole che comprava negli autogrill e una volta me ne portò dalla svizzera una nera di colore tutta riccia che non ce l’aveva nessuno ed era la mia preferita e poi una volta mi portò una vera casa in miniatura che aveva montato nel garage , dove io potevo entrare in piedi dalla porticina e avevo finestre con i portavasi e inventavo storie li dentro.
Poi a mio fratello regalava strumenti musicali, la chitarra, la pianola, che lui ama suonare a orecchio e strimpella spesso anche adesso che ha 65anni.
Mio padre alimentava coi giochi la nostra fantasia e i nostri sogni, perché lui stesso è un vero sognatore e credo che la sua forza sia proprio questo essere riuscito a mantenersi innocente come un bambino nell’entusiasmo verso la vita; a volte credo che lui abbia una visione distorta del mondo, anche per le cose che dice che spesso non hanno logica, ma forse questa cosa lo aiuta a vivere meglio e io un po’ sono come lui.
RABAB
La metropolitana.
Quando ero una ragazza giovane e andavo a lavorare con la metropolitana, ogni giorno salivo sempre sulla stessa carrozza, l’ultima in fondo al treno, sperando di trovare posto a sedere; alcune facce, poche, ogni tanto le rivedevo anche a orari diversi; molte altre erano facce ogni volta diverse e se salivo per caso su altre carrozze le facce erano sempre diverse e anche la gente che saliva e scendeva alle fermate lungo il tragitto era sempre diversa, donne, uomini, vecchi, ragazzi, di età differenti, di nazioni differenti, di lavori differenti e io cercavo di intuire da come vestivano, dal tipo di borsa di lavoro, dalle scarpe, dai capelli, dalle mani, dalla corporatura, che razza di lavoro potessero fare, a volte mi sarebbe piaciuto chiederlo, per curiosità, fare un sondaggio, almeno sulla prima carrozza, quella che prendevo io.
A volte si creava un profondo imbarazzo quando guardavo la gente seduta davanti a me o loro imbarazzavano me e io allora viaggiavo con una sensazione di disagio cercando di rivolgere altrove lo sguardo.
Ancora più imbarazzante era quando la metropolitana in certi tratti sussultava e tutti i corpi tremolavano ritmicamente, c’era qualcosa di sessuale e incontrollabile in quei sussulti che mi imbarazzava.
Quello che mi ricordo soprattutto era quando la sera, nel viaggio di ritorno, osservavo i volti trasformati e deformati dalla stanchezza della giornata; chi portava con se le borse della spesa, chi pacchi di boutique, chi la sacca di plastica con la tracolla dove avevano portato il mangiare del pranzo. Nessuno parla sulla metropolitana di milano, c’è un silenzio irreale a volte, un silenzio che è l’impossibilità di comunicare e che nessuno sembra avere la forza di frantumare.
Ma quello che ancora di più ricordo è quando guardavo gli occhi di molti uomini e molte donne adulti e vedevo dentro i loro occhi, specie negli occhi delle donne una rassegnazione, forse alla quotidianità, cosi dura per chi ha famiglia e deve ogni giorno fare il pendolare e parte la mattina col buio e torna la sera , forse rassegnazione al sacrificio, alla sopportazione di un marito o di una moglie che non avrebbero più voluto e io mi ricordo bene che mi promettevo che non sarei mai diventata cosi e che nei miei occhi non si sarebbe mai letta quella triste rassegnazione.
Oggi a volte ho paura che anche nei miei occhi cominci a intravedersi, magari per motivi diversi da quelli che avevano quelle donne, con mariti e figli, eppure quella stanchezza, quella fatica, quel velo di tristezza, lo noto al mattino guardando nello specchio, forse è solo molto che non rido e io vorrei sempre ridere e sorridere alla vita.