sabato, 25 febbraio 2006

La potenza del gesto.  

I gesti sono la parte concreta dei nostri pensieri e sentimenti, quelli che volontariamente vogliamo manifestare e spesso anche che non vorremmo manifestare.

Ho sempre creduto più ai gesti che alle parole e forse per questo mi sono sentita dire che sono un po’ ‘grezza’(e sarà pure vero). Per me il gesto è tangibile e dice più di molte parole e piu il gesto è ripetitivo piu è potente.

I gesti per me hanno grande potere e determinano le persone e i popoli.

La storia in fondo è fatta di gesta, di battaglie, di fughe, si conquiste, non contano i morti né cosa dicevano i grandi personaggi della storia ma solo cosa facevano. Certo poi volendo approfondire si dovrebbe andare a vedere cosa dicevano e cosa pensavano, per capire se erano pazzi.

Mi viene in mente un confronto nei gesti tra la religione dell’islam e quella cristiana..

I musulmani devono compiere le abluzioni e pregare cinque volte al giorno (all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e la sera), volgendosi, ovunque si trovino, in direzione della Mecca, prosternadosi davanti ad Allah e a Maometto. Questi gesti così manifesti e contemporanei a milioni di persone creano un’energia potente, una forza e un senso di appartenenza e unità in questa comunità religiosa. Attraverso la preghiera ripetitiva, infinita, il gesto diventa rituale attraverso cui  il popolo di fede musulmana si autodetermina di fronte al resto del mondo e testimonia la sua fede a Dio.

La Chiesa Cristiana a me sembra che sia stata molto brava ad allontanarli i fedeli, almeno nelle ultime generazioni. Ai tempi di mia nonna i Cristiani, si facevano il segno della croce piu volte al giorno e pregavano: prima di ogni pasto le famiglie si riunivano e ringraziavano il Signore, davanti ad ogni simbolo sacro di Santo o di Madonna si soffermavano con un pensiero e facendosi in pubblico il segno della croce e anche davanti ai cimiteri. La domenica gli adulti portavano i bambini con il vestito della festa nel luogo di raccogliemento e comunione con Dio. Erano gesti quotidiani, ripetitivi, e giusti o sbagliati manifestavano l’unione della gente nella passione per la fede e determinavano una identità culturale e religiosa.  Nel nostro mondo occidentale-cristiano io vedo come rituale che accomuna milioni di persone quello di mettere la mano in tasca, prendere il portafogli e cacciare la carta di credito al commesso per una bella strisciata sul conto corrente.

Concludo dicendo che io trovo affascinanti i gesti ed il loro significato, e mi piacerebbe studiarli perché ogni gesto racchiude una simbologia, a volte antica e archetipale.  Sarà per questo che amo la danza in ogni sua forma e ultimamente molto quella medio-orientale (la belly dance per intenderci), piena di gesti che affermano l’importanza della essenza di donna, del sua essere di genere femmine e per questo racchiudere naturalmente una moltitudine di valori immensi legati alla fertilità, alla maternità, al contatto con la terra. Si dice che in alcune antichissime società matriarcali le donne conservavano il potere di  comunicare con il divino e di trasmettere questa esperienza alla comunità. La ballerina, attraverso i suoi gesti, interagisce e racconta l’altrove, quel luogo dove non è concesso di entrare ai comuni mortali. La ballerina con i gesti può essere spirituale, seducente, sensuale, carnale, vezzosa, irosa, senza bisogno di parole. 

La parola è un’abilità che serve a dettagliare ma conta l’essenza.

Rabab

postato da: RABAB alle ore 17:45 | link | commenti (7)
categorie: passioni
mercoledì, 22 febbraio 2006

Al mattino

Al mattino mi sveglio inquieta.

Mi giro e ho voglia di trovarti

e strofinare il mio muso sul tuo volto arido e profumato

e baciare la tua bocca salata

e annegare piano tra i pianeti bui del tuo sguardo.

Ho voglia di tendere le braccia e toccarti con le  mani

accendere una miccia

scaldarmi al fuoco

E il mio giorno sorgerebbe quel mattino.

rabab

postato da: RABAB alle ore 08:17 | link | commenti (1)
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lunedì, 20 febbraio 2006

Demolizioni

Negli ultimi anni una delle mie principali occupazioni è stata la demolizione. Già, io invece che essere qui a costruire mi ritrovo sempre più spesso a demolire. Ed è un lavoro faticoso e duro, perché mentre le cose materiali e le persone quelle si demoliscono da sole,  demolire un’idea, un’ideale, una emozione, un sentimento è una distruzione che costa fatica e impegno e dolore, più del costruire, perché quando tu credi di averli demoliti loro ritornano magari ancora più intensi, rafforzati dalle attenuanti del dubbio e del ricordo.

Però io mi impegno, e in qualche modo ci riesco, pagando il tutto con un grande senso di castrazione e desertificazione, come tagliare i tentacoli a un polpo, o come recidere i rami di un albero in fioritura. Alla fine il demolire è qualcosa che riguarda solo me, nessuno se ne accorge, quelle idee, quei sentimenti sono solo miei, mie invenzioni, solo le mie cellule se ne accorgono.

Poi mi pare che tutto questo rispecchi la realtà, non so, non riesco più a distinguere se quello che succede a me è comune a tanti altri, a me pare di si, forse è un male sociale. Forse l’insicurezza fa credere sia più facile distruggere che costruire. Ho visto un film di un pessimismo totale, girato negli anni ’70 e già allora l’autore comunicava il suo timore del collasso della società e del pianeta arrivato ad un punto di non ritorno: l’inquinamento, la droga, il non riconoscersi in niente, nemmeno nell’amore e l’assenza di valori morali, religiosi, politici, solo il denaro per comprare e consumare; a me sembra che le cose da allora siano anche peggiorate. Questo autore non ha lasciato nessuno spazio alla speranza, e anche la morte del protagonista è stata assurda e senza senso, indifferente persino all’amico che accetta di ucciderlo per denaro, e gli spara quando l’amico gli chiede “vuoi sapere cosa penso in questo momento?”. Io vorrei lasciare una speranza agli uomini e alle donne, ma non so vedere quale, perché c’è sempre una parte forte che vuole sopraffare il debole, per sete di ricchezza e potere, per razzismo, per vendetta. Io vorrei che gli uomini e le donne tornassero a incontrarsi, a parlare ad ascoltarsi ad amarsi, ma come nel film chi non crede più a niente non può credere nemmeno all’amore.

Sarà che è lunedì…

Ciao

postato da: RABAB alle ore 09:45 | link | commenti (13)
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