sabato, 31 dicembre 2005

Non desiderare…

Tra i comandamenti che mi furono “inculcati” da piccola, in quel breve periodo della mia vita in cui ho frequentai il catechismo in preparazione della Prima Comunione o forse anche prima, sentendone parlare,  ce n’era uno che mi rimase particolarmente impresso, forse il più “peccaminoso” : “Non desiderare la donna d’altri”, che per me, bambina, si traduceva in “non desiderare l’uomo d’altri”(e già lì cominciavo a farmi delle domande su cosa fosse una religione che prevede il possesso delle persone, va bhè,  ma ci sono anche comandamenti giusti come “ama il prossimo tuo come te stesso” cosa difficilissima, di solito o lo ami più di te stesso, raramente,  o non lo ami).

Questo comandamento, tra i vari comandamenti che dovrebbero accompagnarti per tutta la vita da buon cristiano e farti vivere meglio (ma non credo sia lo scopo dei comandamenti)  è sbagliato; quanto meno dovrebbe essere modificato per  le persone dopo una certa età, per me dovrebbe essere “Non desiderare”, ma dovrebbe essere purificato dal concetto di privazione.

Il desiderio è per i giovani, non per gli adulti; desiderare ad  una certa età può crearti problemi, frustrazioni, ansie perché il desiderio potrebbe identificarsi con  l’esigere da se stessi, dagli altri e spesso senza ottenere. Desiderare, a una certa età, si scontra con la velocità del tempo che pur non esiste, è una convenzione creata apposta per poter desiderare, per dare speranza e creare illusioni, per lasciarmi in attesa di qualcosa che non arriverà mai, il tempo un’ invenzione per alleviare il quotidiano, per farmi credere che le cose cambieranno, prendendo tempo, dando tempo al tempo. Alcuni usano anche lo spazio, pensando che spostandosi da un posto all’altro qualcosa possa cambiare, la vita possa darci qualcosa di più bello, tutto ciò che desideriamo.

Tutte balle.

Ho capito che per star bene, per stare meglio devo smettere di desiderare.

Ho capito che per star bene devo smettere di voler essere per forza buona e giusta.

Ho capito che l’unica risorsa sono io; ho capito che tutto quello che sono e che valgo risiede già in me stessa e nelle mie potenzialità  e l’ambiente esterno può modificarmi davvero poco, le cose che mi succedono, le persone che incontro possono farmi riflettere, darmi stimoli, ma alla fine io sono la mia essenza, la mia natura, il mio istinto. Ho capito che per stare bene devo solo ascoltare me stessa, darmi spazio, seguire la mia indole, fare quello che mi è più facile fare, pensare meno.

Non serve darsi obiettivi, non serve fare bilanci, non serve scacciare quello che non vorrei essere, devo solo abbandonarmi a me stessa e nel momento in cui faccio una azione o penso qualcosa  essere consapevole che è quello che sono esattamente in quell’istante, pensando che in quel momento la vita sta scorrendo in me e io devo solo essere me stessa, adesso.

Rabab. 

postato da: RABAB alle ore 09:50 | link | commenti (9)
categorie: momenti
giovedì, 29 dicembre 2005

Mare

Mare, di te non so parlare.

Sei infinito  sconosciuto,

generoso, imprevedibile,

inaffidabile.

Libero.

Blu.

Mare, come una innamorata

ti amo e non ti conosco.

Amo la tua placida calma

che fa giocare i bambini.

Amo le tue increspature

che scintillano sotto i raggi caldi del sole.

Amo le tue onde allegre e spumeggianti

che corrono a riva sospinte dal vento.

Amo al tua rabbia.

I tuoi ruggiti.

La tua furia.

Mare, sei la fine più sognata,

Ed io in te, mio amore blu, vorrei morire.

 

Rabab

postato da: RABAB alle ore 15:04 | link | commenti (5)
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mercoledì, 28 dicembre 2005

Il negozio.

Alfredo lavora nel suo negozio di computers,  installa e vende software, ha anche il laboratorio per assemblare pc e stampanti; ormai  l’informatica è parte della nostra vita quotidiana e c’è un bel via vai di clienti nel suo negozio.

Alfredo è un uomo di 40anni, ha tanti capelli neri nemmeno tanto corti, le basette grosse, un aspetto virile da ragazzo anni ‘60, le mani grandi con i peli sulle dita, porta sempre dei pantaloni sportivi e  delle camice azzurre o bianche che tiene un po’ aperte sul petto abbronzato su cui scende la sua catenina d’oro...gli piace avere un aspetto sempre in ordine.

Ogni giorno al negozio, ad ogni dlin dlon della porta può verificarsi qualche bizzarra scenetta e a lui piace il suo lavoro anche per questo.

Oggi suona la porta :”dlin dlon”, entra una signora accompagnata da una donna più giovane…

si avvicina al banco e chiede: “Buongiorno, ha mica la carta per stampare sulle magliette?”

“Si si certo..la carta T-shirt?” dice  Alfredo

La signora continua:“Va bene anche per le mutande vero?”

Alfredo, girato di schiena con le braccia allungate a prendere la carta dallo scaffale, non risponde, fa finta di non sentire…

La signora paga con chiara  soddisfazione dipinta sul volto per l’acquisto fatto, Alfredo guarda la cassa per darle il resto, poi alza lo sguardo e le dice:

“Grazie e arrivederci signora, tante belle cose!”

La signora gira sui tacchi troppo alti per la sua modesta altezza  e dice alla ragazza con tono basso:

“ah si! adesso si…ci faccio quello che voglio io con le mutande, vè”

Un’altra volta, era quasi l’ora di pranzo di un giorno d’estate e faceva molto caldo fuori;  Alfredo era seduto dietro il bancone a registrare dei documenti al pc,  al fresco.

Suona la porta: “dlin dlon”; entra una signora elegante,  scarpe chanel nere col tacco, una gonna a tubo nera con uno spacco davanti  e una camicetta a fantasia colorata rosso e rosa ..entra e con passo svelto si dirige verso la porta del laboratorio, spostando i capelli dal collo, lasciando scoperte le spalle, fa per aprire la porta del laboratorio e Alfredo, un po’ disorientato dai movimenti strani della donna nel suo negozio,l e chiede: “Signora, ha bisogno di qualcosa?”

La signora fa un sorriso che Alfredo trova inequivocabile e dice “Si, vorrei una cartuccia epson 4042 a colori, grazie.”

Alfredo, con una mano appoggiata al bancone si abbassa a prendere la scatola della cartuccia, quando si solleva con la scatola in mano, trova la signora appoggiata alla porta del laboratorio con la camicetta tutta sbottonata , mostrando i seni gonfi nel reggipetto nero..Alfredo, abituato alle situazioni più strane, quella proprio non se l’aspettata e tra se e se dice sottovoce “porca vè”. Alfredo ci pensa un secondo..”se vengono a sapere che non ho combinato niente ci faccio la figura del coglione”; ci pensa un altro mezzo secondo e va alla porta del negozio e mette fuori il cartello “chiuso per pranzo”, abbassa la saracinesca, lasciando solo qualche raggio di sole filtrare.

Non l’ha mai più rivista la signora, non era del suo paese,  ne dei paesi vicini.

postato da: RABAB alle ore 20:18 | link | commenti (1)
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