La fiamma che arde.
Ho voglia di calore familiare , di tranquillità, di dolcezza, di stare a casa ..sola, in compagnia di tutti quelli che stanno sempre con me, quelli che sono dovuti partire per un lungo viaggio perché qui non potevano più starci. Oggi è lunedì, non lavoro, guardo fuori dal balcone e stamattina le strade sono quasi deserte, bagnate dalla nebbia..La nebbia assomiglia alla neve... attutisce, smorza e dà quiete..ti permette di non vedere, di immaginare mondi di zucchero filato e musici di strada e il bianco dona candore ad una realtà fatta di colori, di sporco e grigiore. Vorrei avere un camino, starci davanti seduta su un tappeto di Persia e guardare le fiamme ardere e vibrare e scoppiettare che disegnano ombre sui loro volti, mostrando i loro sorrisi spontanei e sinceri, i loro occhi lucidi di amore, le loro mani operose, il loro ridere gioioso e il parlare tranquillo , che dice che sono dovuti andare chè qui faceva troppo freddo, qui i forti non li volevano più, perché la loro anima è sensibile e fragile..molti sono giovani, forti e belli, e avrebbero avuto ancora voglia di giocare, di danzare, di amare, di sbagliare; altri irradiano la luce della maturità, sprigionano energia e sono pieni di desiderio e loro avrebbero solo voluto donarsi e sacrificarsi per amore, accompagnare i loro figli ed i loro amanti, camminare al loro fianco ancora per un po’ per vederli felici; altri avrebbero solo voluto raccontare delle storie e sentirsi ancora coccolati come bambini; ma adesso hanno il potere di stare sempre dentro di me, di vivere con me, nelle mie emozioni, di infondermi forza e passione per vivere e lottare; a volte quando faccio qualcosa di bello penso di dedicarlo a loro e alle persone che amo e che soffrono per loro e questo mi dà una grande carica. E ho compassione per le persone del mondo, quelle lontane mai conosciute e che mai conoscerò, quelle partite e quelle che sono qui a combattere e a fare del loro dolore forza e vita.
Rabab
Ludmilla e Buttafuoco.
(Buttafuoco suona il citofono.)
(Ludmilla apre il portone d’ingresso, aspetta dietro la porta)
‘Ciao Buttafuoco! Entra!’
‘Ciao Ludmilla, come stai?’
‘Ehi, che fai?’
‘Perché? Non posso?’
‘Entra, accomodati, dai.’
‘Comodo il tuo divano, vieni anche tu, siediti…’
‘Allora Buttafuoco? Sei ancora qui?’
‘Perché?’
‘Tu la devi smettere!’
‘Offrimi un caffè Ludmilla…’
‘I tuoi come stanno?’
‘Bene grazie, qualche problemino, ma ora stanno meglio, grazie. Abbracciami…’
‘Hai appena fumato!’
‘Sì e allora?’
‘Oh lasciami, dai.’
‘Mi piace abbracciarti, Lud.’
‘Sì, ma non esagerare…’
‘Non posso?’
‘Non voglio!’
‘Però ti piace…!’
‘No, non voglio….’
‘Si capisce che ti piace.’
‘Devi lasciarmi perdere...’
‘Tu non ci pensare….lasciati andare, lo so, hai ragione…’
‘Oh ma che fai?’
‘Ti piace così Ludmilla?’
‘No smettila’
‘Ti piace così Ludmilla? Dimmelo che ti piace Ludmilla…….’
‘………Buttafuoco…….......,,,…’
‘Lud………,,,,,,………..’
‘………….........................………))))’
‘…………………………;;;;;;;;;;………’
‘……((…….....????..............,,,,,,,’
'..…,,,,,,,………………….....^^……..’
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‘,,,,,ççç^^^^^ççç^^^ççç^^^ççç^^^ççç^^^ççç^^^^ççç^^^^^^^^^'
‘……ççççççççç,,çç^^çç……,,,,,,,………………,,,,,,,,,..…………………………………..’
‘Fammi scendere Buttafuoco, il caffè.........................'
‘Buono il caffè Lud’
'E' sempre la stessa marca che sai tu’
‘Da te le cose non cambiano mai’
'Ti pare a te’
‘Perché? non ti piaccio più?’
‘Zitto Buttafuoco, beviti il caffè’
L’altro giorno alla radio, tornando a casa dal lavoro, ho sentito la notizia di un razzo esploso in una scuola elementare di Bagdad: hanno lanciato un razzo katiusha, sono morti 4 bambini, due maschi e due femmine, e almeno 10 bambini. La radio ha dato la notizia in modo veloce, senza particolare accento, come un quotidiano bollettino di guerra. Questa notizia l’ho sentita in mezzo al petto, mi ha fatto male, ho avuto un senso di colpa verso quei bambini e ho provato disprezzo per ciò che noi umanità siamo riusciti a diventare, nel 2005; che infame cattiveria, quanta indifferenza per la vita, e che arrogante e assurda prevaricazione; e quanta rabbia per il senso di impotenza di chi la guerra non la vorrebbe. La guerra devasta l’anima, fa avanzare deserti su cui mettono radici solo odio, rancore e desiderio di distruzione; la guerra è un vento di morte che respiri da vivo, è drammatico istinto di sopravvivenza. Lanciare un razzo in un quartiere nell’ora in cui ci sono le lezioni a scuola è un atto inumano, freddo, raccapricciante; testimonia il completo svuotamento del significato della vita. Un bambino è indifeso, non ha colpa della guerra, un bambino vuole solo giocare e vivere, anche in mezzo alle bombe.La vita di un bambino ha un valore immensamente più grande di quella di un adulto, ed è l’unica speranza per la pace. Un bambino è potente, determina la felicità di un adulto e dà un senso alla sua vita; un bambino è l’unico amore che non ha fine; le sue grida di gioco, le sue risate, i suoi sospiri di brama e di sorpresa, i suoi abbracci sono il tuo sangue, le tue cellule, i tuoi capelli. Poco tempo fa mi è capitato di osservare l’eccitazione di un bambino di due anni nel ricevere un dono inaspettato e desiderato, una armonica a bocca…è diventato tutto rosso in viso, ha inziato a molleggiare sulle sue gambette forti, e a soffiare con le narici dilatate e a ridere con gli occhi e con la bocca, stringendo nelle mani la sua armonica; in quel momento ho visto l’espressione di una autentica gioia, forse di una vera felicità, istintiva naturale e libera come non vedevo da tanto tempo. E quei bambini che hanno trovato la morte a scuola che colpe hanno commesso per non poter più gioire? Di chi erano figli? Figli dell’umanità, ammazzati dall’umanità. La guerra devasta l’anima e rende brutali; io non riesco a capire l’atrocità della guerra, e non la capirò mai se non vivendola sulla pelle ; stamattina era lunedì, mi sono svegliata, ho guardato fuori dalla finestra e c’era una nebbia fitta e bianca ed era ancora buio; dovevo fare la valigia e partire e ho pensato che era una brutta giornata e che non ne avevo voglia; poi mi sono tornati in mente i bambini e Bagdad e ho immaginato il devastante terrore di svegliarsi ogni mattina tra i resti di quella che era una bellissima città, dove le persone invece che avere un soffitto di stelle in camera da letto, si svegliano preoccupati e contenti di sentire in lontananza i boati delle autobombe e delle esplosioni dei razzi, perché non è toccato a loro per quella volta, e ho pensato che stamattina era una giornata grigia e che non si vedeva niente li fuori con la nebbia e non ne avevo voglia ma che dovevo viverla lo stesso quella giornata, così, per come sarebbe stata, perché anche oggi ci sarebbero stati altri morti in quella città e magari loro avrebbero voluto viverla la vita, come quei bambini della una scuola elementare.
Rabab.